Quando si parla di ristrutturazioni, una delle domande più frequenti è: chi può davvero usare la detrazione se a pagare non è il proprietario ma un familiare che vive in casa? La buona notizia è che, in certe condizioni, anche chi convive stabilmente con il titolare dell’immobile può beneficiare del Bonus Ristrutturazioni. Attenzione però: servono regole chiare su convivenza, tempistiche e modalità di spesa. Qui trovi tutto, spiegato in modo semplice e con esempi pratici per evitare scivoloni.
Quando il familiare convivente può detrarre
La detrazione per ristrutturazioni — nella misura del 50% o del 36%, a seconda dei casi — può essere sfruttata anche da un familiare che convive stabilmente con il proprietario o con chi detiene l’immobile. Per farlo correttamente servono tre paletti fondamentali:
- la convivenza deve esistere già all’avvio degli interventi (o quando si attiva la pratica) e risultare stabile;
- il familiare deve dichiarare di essere convivente con una autocertificazione (dichiarazione sostitutiva di atto notorio);
- deve sostenere personalmente la spesa: in pratica, i pagamenti e i documenti devono risultare a suo nome.
Un dettaglio importante sulle tempistiche: la convivenza deve essere reale sia al momento dell’inizio dei lavori sia quando vengono sostenute le spese da portare in detrazione. Sono ammissibili anche pagamenti effettuati prima dell’avvio ufficiale del cantiere, purché la convivenza fosse già in corso.
Chi rientra nella categoria dei familiari conviventi
Per “familiari” si intendono alcune figure ben definite. In particolare, la detrazione è accessibile al:
- coniuge (compresa la parte di un’unione civile);
- parente entro il terzo grado;
- affine entro il secondo grado.
Rientra tra i possibili beneficiari anche il convivente di fatto, cioè la persona che vive stabilmente nell’immobile con il possessore o il detentore, pur senza un vincolo matrimoniale o unione civile.
Tutti gli altri soggetti che possono usufruire della detrazione
La regola generale dice che possono beneficiare dell’agevolazione i contribuenti assoggettati all’IRPEF che possiedono o detengono l’immobile con un titolo valido e sostengono le spese. Ecco chi rientra tra i potenziali beneficiari:
- proprietario o nudo proprietario;
- titolare di un diritto reale di godimento (come usufrutto, uso, abitazione, superficie);
- inquilino o comodatario;
- soci di cooperative a proprietà divisa e indivisa;
- imprenditori individuali, per gli immobili che non sono beni strumentali né beni merce;
- soggetti che producono redditi in forma associata: società semplici, snc, sas ed equiparati, nonché imprese familiari, con gli stessi vincoli previsti per gli imprenditori individuali;
- familiari conviventi (come definiti in precedenza);
- convivente di fatto;
- coniuge separato assegnatario dell’immobile intestato all’altro coniuge;
- promissario acquirente.
Per i lavori di recupero del patrimonio edilizio ammessi dall’art. 16-bis del TUIR, la detrazione spetta a chi rispetta queste condizioni sostanziali e documentali.
Aliquote oggi e nei prossimi anni: come cambiano
Per le spese sostenute nel 2025 le percentuali sono le seguenti:
- 50% se gli interventi riguardano la prima casa, cioè l’unità immobiliare destinata ad abitazione principale del titolare di un diritto di proprietà o di un diritto reale di godimento;
- 36% per gli interventi sulle altre abitazioni (dalla seconda in poi).
Nel 2026 e nel 2027 scatta un graduale ridimensionamento: la detrazione scende al 36% per le prime case e al 30% per gli altri immobili. Si tratta del cosiddetto decalage dell’agevolazione, già programmato su orizzonti temporali più lunghi.
Quali lavori sono ammessi e quali restano fuori
Accedono al Bonus le opere previste dall’articolo 3 del Testo Unico dell’Edilizia, cioè:
- ristrutturazione edilizia;
- manutenzione straordinaria;
- restauro e risanamento conservativo.
I lavori devono riguardare immobili residenziali di qualsiasi categoria catastale, comprese le unità rurali, e le relative pertinenze.
La manutenzione ordinaria in genere non rientra tra gli interventi detraibili quando si opera su singole unità immobiliari. Fa eccezione il caso del condominio, dove anche le attività più “leggere” possono essere ammesse. Parliamo, per esempio, di rifiniture e piccole riparazioni: tinteggiare le pareti, rinnovare finiture, sostituire serramenti e infissi e simili.
Documenti e accortezze utili per non sbagliare
Se sei un familiare convivente e vuoi utilizzare la detrazione al posto del proprietario, gioca d’anticipo. Ecco qualche dritta pratica per procedere senza intoppi:
- predisponi l’autocertificazione di convivenza prima dell’avvio dei lavori e conservala insieme a tutti gli altri documenti del cantiere;
- verifica che la convivenza risulti effettiva sia quando parte il cantiere sia nel momento in cui sostieni le spese che vuoi detrarre;
- assicurati che fatture e pagamenti evidenzino in modo chiaro chi ha sostenuto il costo: per la detrazione deve risultare il tuo nominativo;
- tieni ordinata la documentazione: oltre ai titoli abilitativi e ai documenti tecnici, conserva ogni ricevuta di spesa utile a dimostrare la tua posizione di beneficiario;
- se ci sono più familiari conviventi, stabilite in anticipo chi sosterrà le spese: la detrazione segue chi paga.